INDONESIA, MANY BUT ONE

by Giovanni Vichi

A nation with 17508 islands that are united in the national language and divided by ethnic and religious groups. On their blazon, supported by the legendary eagle Garuda, Indonesian people wrote the motto "Bhinneka Tunggal Ika", literally "many but one".
There are many wonders offered by this country: breathtaking views and lunar landscapes, crowded beaches and islands still uncontaminated, very poor and crowded cities but also cities rich in history and traditions. But it is mainly the people who live and animate these places that surprise in their heterogeneity, which they themselves perceive as reason for pride because it proudly united under one banner ... an incredible number of ethnicities, religions and traditions in the same island or separated only by a line of sea.
Constantly on movement in the three weeks in Indonesia, trying when possible and as much as possible to speak with the locals, because everyone has a story to tell and curiosities to ask. This is the reason that the focus of this report is the Indonesian people, children and adults. People who work for living and unfortunately many of them who live only for working.
The Sunda Kelapa harbor, at Jakarta, is almost unchanged over the centuries and the longshoremen unload the ships still by arms and hand trucks. The work is hard especially under the midday sun and the risk of accidents is always around the corner. The longshoremen transfer the gas cylinders by kicking them. Working days that pass one after the other, all the same, so inured to risks that they don't even care about anymore.
At the Kawah Ijen Volcano, the miners extract sulphur from the heart of the volcano, without the most basic safety equipment. They face each day knowing that they will have to carry up and down the volcano heavy loads of sulphur on their hunched shoulders, for several kilometres, along treacherous paths with the only hope of a better life for their families.
Up to the top of the Gunung Bromo volcano and way back on horseback. Local guides earn money from those tourists that don’t want to face the tiring climb of the volcano and prefer to pay for an horseback ride. More tourists more money, more climbs more money, despite the worn-out horses that suffer more.
The only people on the Komodo Island are the rangers that look after the dragons. The tourists rise the curiosity of their families, as they represent that western world they can only imagine.
However, on the background to all of this there is always the pride and dignity of the people and their ability to appreciate what the life has offered them without complaint, in any case aware of living in a place full of beauty and natural resources.
Nine islands that I was able to visit, many more the islands I would like to see.
Una nazione, 17508 isole, unita nella lingua, divisa nelle etnie e religioni. Il popolo indonesiano riporta sul proprio blasone, sorretto dalla leggendaria aquila Garuda, il motto "bhinneka tunggal ika", letteralmente "molti, ma uno". Molte le meraviglie che regala il paese, i panorami mozzafiato ed i paesaggi lunari, spiagge stipate ed isole ancora incontaminate, città ricche di storia e costumi ma anche affollate e oppresse dalla povertà.
Sono però soprattutto le persone che vivono e animano questi luoghi a sorprendere nella loro eterogeneità avvertita come motivo di vanto poiché comunque uniti sotto un unico stendardo. Un incredibile numero di tradizioni culturali parte della stessa isola o divise solo da una striscia di mare. Persone che lavorano per vivere e purtroppo molte che vivono solo per lavorare. Hanno storie da raccontare ma anche curiosità da chiedere su quel mondo occidentale immaginato così diverso nelle conversazioni con i turisti che attraversano il più grande Stato-arcipelago del mondo. Al centro del reportage ci sono dunque soprattutto loro fotografati nel quotidiano.
Un paese portato avanti con la forza del sudore. Limitato se non addirittura nullo è il contributo delle macchine. Come nella capitale Jakarta nel porto di Sunda Kelapa, immutato nel corso dei secoli, dove gli operai scaricano la merce delle navi portandola a braccia su travi di legno marcio. Il lavoro è duro, soprattutto sotto il sole di mezzogiorno, e l’incidente è sempre dietro l'angolo, ma loro sembrano ormai essersi abituati a convivere con tali rischi al punto di non farci quasi più nemmeno caso.
Ancor più estenuante è la giornata dei minatori che estraggono lo zolfo dal cuore del vulcano Kawah Ijen e che per evitare di respirare i fumi di anidride solforosa utilizzano spesso solo stracci bagnati. Loro, i minatori, si trovano ad affrontare ogni giornata sapendo che devono trasportare più e più volte pesanti carichi sulle loro spalle segnate, su e giù per il vulcano, lungo un percorso insidioso senza le più elementari attrezzature di sicurezza e con la speranza di una vita migliore per la propria famiglia.
Nel paesaggio lunare dei vulcani del Bromo, nei cui crateri attivi ribolle la lava, le guide locali a cavallo si guadagnano da vivere con i soldi di quei turisti che non vogliono affrontare a piedi la faticosa salita e preferiscono pagare per essere trasportati. Più turisti più soldi, più salite più soldi, anche a discapito dei cavalli che, esausti dal caldo e dal carico, ne soffrono di più.
Le uniche persone sull’isola di Komodo sono i rangers che sorvegliano e curano i famosi draghi. I turisti suscitano la curiosità delle loro famiglie perché rappresentano quel mondo occidentale che possono solo immaginare.
Le strade dell’Indonesia sono poi disseminate di botteghe e bancarelle, dove spesso i figli seguono e aiutano i genitori intenti a vendere i propri prodotti con pochi guadagni ma necessari al mantenimento della famiglia.
Da sfondo a tutto questo c’è però sempre l’orgoglio e la dignità delle persone e la loro capacità di saper comunque apprezzare quanto la vita li ha offerto senza lamentarsi, in ogni caso consapevoli di vivere in un luogo denso di bellezze e risorse naturali.
Sono state nove le isole che sono riuscito a visitare, molte altre quelle che avrei voluto vedere.